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06/03/2012
Il mercato del futuro. Nulla sarà come prima.
"Eliminare le barriere interne ed esterne che possono bloccare il cambiamento"

Nel mercato delle macchine ed attrezzature per le costruzioni lo tsunami annunciato nelle mie precedenti opinioni è arrivato da tempo e prosegue con effetti devastanti anche superiori a quanto avviene in natura.
Il recente monitoraggio presso gli associati evidenzia la pesante trasformazione degli attori della distribuzione del nostro mercato.
I risultati non dipendono dalle dimensioni delle aziende, dall’area geografica o dal segmento di mercato, ma l’anomalia più marcata è la grande variabilità per situazioni simili. Si va da un + 30% ad un – 30% cioè dall’aver colto tutte le opportunità fino al “border line del default” per parlare in termini economico - politici attuali.

Chi va bene?
Le società strutturate finanziariamente, specializzate ed organizzate con le nuove tecnologie, snelle e flessibili con utilizzo delle sinergie dei consorzi e delle reti di impresa, innovative nelle strategie commerciali con diversificazione e sviluppo dei servizi.
Sembrano un miraggio ed un’utopia per molti che non sanno come fare, mentre sono realmente esistenti. Alcune di queste riceveranno il “premio nell’eccellenza” per cambiamento, innovazione o qualificazione al congresso del ventennale Assodimi.
Sono le società che riusciranno, anche se con non poche difficoltà nel percorso, a superare la crisi anche nel 2012 per
merito delle caratteristiche citate, saranno più forti di prima (nulla sarà come prima!) e conquisteranno quote di mercato.

Chi va male?
Le società che non hanno fatto cambiamenti ed innovazione nelle strategie commerciali nel verso giusto, che non hanno sviluppato i servizi assistenza e noleggio, che hanno insistito nella vendita anche forzata riducendo i margini e con permute sopravalutate, che hanno preso maggiori rischi sui crediti.
Infine le società che hanno ridotto tutti i costi compresi quelli produttivi per la crescita, diminuendo quindi la possibilità di diversificare nei servizi e la competitività sul mercato.
Queste società non saranno mai più come prima, anche se riusciranno a sopravvivere riuscendo a trasformarsi in tempo prima di sparire.

Chi è in equilibrio?
Nessuna potrà essere in questa fase per molto tempo, non può illudersi di mantenersi così perché l’ equilibrio per definizione è instabile, può cambiare di mese in mese. Altri osservatori congiunturali delle imprese mostrano sbalzi trimestrali molto elevati ed adattarsi non è facile, occorre struttura, strategia e capacità. Si può regredire in una fase di pericolo propedeutico al suicidio aziendale, oppure si può migliorare progressivamente entrando in una fase di trasformazione o sviluppo verso il successo.

Considerazioni finali.
A seguito di un lungo confronto con il partner di tanti studi di mercato Federico Della Puppa ho verificato che la situazione è simile fra le società di distribuzione/noleggio e le imprese di costruzione. Queste ultime superano la crisi se hanno le stesse caratteristiche citate per i distributori “che vanno bene”.
Secondo Della Puppa “come strategia di attacco le imprese più strutturate investono (o dovrebbero investire) sulla crisi, quelle meno strutturate cercano di difendersi; sono due atteggiamenti diversi, da un lato si cerca di cogliere lo stimolo al cambiamento e adottare soluzioni innovative e adeguate, da un altro lato si cerca di barcamenarsi navigando a vista”. In particolare le imprese innovative non devono più “costruire per vendere” ( anche in questo caso non si deve più pensare solo alla vendita!) ma occorre imparare a “ costruire per gestire” cioè a proporre all’utente la gestione del patrimonio immobiliare con contratti di manutenzione programmata ecc.
Il Global Service nelle costruzioni è assimilabile a quanto ho proposto ai distributori: diventare dei “centri servizi globali” per gestire i parchi macchine, cioè i mezzi per costruire delle imprese e risolvere i loro problemi.
Secondo Rifkin si deve passare dalla cultura del possesso a quella dell’accesso o dell’uso. Io proporrei per essere più attrattivi “la teoria del godimento” di beni strumentali per “godere” del benessere economico finanziario da suddividere fra le parti e raggiungere quasi una “economia della felicità”.
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